Servono provvedimenti urgenti per combattere la xylella
Ancora dibattiti e discussioni ma provvedimenti non se ne vedono neo confronti della xylella.
Serve rammentare di cosa si parla.
La xylella fastidiosa è un batterio Gram negativo della classe Gammaproteobacteria, famiglia delle Xanthomonadaceae, che vive e si riproduce all’interno dell’apparato conduttore della linfa grezza, è un microrganismo dannoso per le coltivazioni perché provoca la malattia di Pierce nella vite, la clorosi variegata (CVC) degli agrumi e il disseccamento degli ulivi.
La Xylella fastidiosa ha fatto la sua comparsa nell’agricoltura italiana negli anni 2008-2010, colpendo pesantemente gli appezzamenti olivicoli del Salento.
Un intervento straordinario di ristrutturazione e riconversione degli uliveti della Puglia meridionale completamente distrutti dalla xylella.
È quanto chiede Italia Olivicola, la più importante organizzazione dell’olivicoltura italiana, che ha elaborato, per la prima volta da quando la fitopatia ha colpito la Puglia, delle stime confrontando i dati di Istat, Ismea, Sian e aziende agricole sul territorio.
Secondo le stime di Italia Olivicola, sono poco più di 4 milioni le piante che hanno perso totalmente la propria capacità produttiva ed entro un paio di anni il numero è destinato almeno a raddoppiare (l’area colpita dal batterio complessivamente raccoglie circa 22 milioni di piante).
Mediatamente, invece, ogni anno – confrontando i dati delle ultime tre campagne – sono state perse 29mila tonnellate di olio d’oliva, pari in media quasi al 10% della produzione olivicola italiana, per un totale di 390 milioni di euro complessivi di valore della mancata produzione.
Gli ettari di oliveti completamente distrutti, cioè ridotti a cimiteri di alberi completamente secchi, secondo i dati di Italia Olivicola, sono 50mila suddivisi tra Lecce (40mila ettari, pari quasi al 50% degli ettari complessivi della provincia, che dalla parte jonica ormai distrutta avanza inesorabile verso la zona adriatica), Brindisi (quasi 10mila ettari, pari al 15% complessivo dell’intera provincia) e Taranto (3,5mila pari al 10%).
Per far ripartire le aziende olivicole salentine Italia Olivicola chiede un intervento straordinario di 500 milioni di euro per realizzare nuovi impianti olivicoli nei 50mila ettari completamente desertificati.
Il costo comprende 400 milioni per la realizzazione dei nuovi impianti (preparazione del terreno, piantine, messa a dimora, cure agronomiche, formazione ecc.), cui si aggiungono 100 milioni di euro da erogare a favore degli olivicoltori e dei frantoiani come contributo di mancato reddito per le prime 4 annualità successive alla piantumazione.
Per tale conteggio si è considerato un contributo annuo per ettaro di 500 euro.
“Siamo davanti ad una catastrofe senza precedenti che deve essere affrontata in sinergia tra Unione Europea, Governo e Regione senza perdere più tempo – ha sottolineato Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola -. Ogni minuto perso regala al batterio la possibilità di avanzare e distruggere completamente la nostra olivicoltura”.
“Occorre snellire le procedure ed eliminare qualsiasi vincolo paesaggistico ed architettonico per gli agricoltori che vogliono espiantare scheletri di ulivo e reimpiantare per poter riprendere la produzione. La burocrazia deve essere alleata degli agricoltori e non del batterio, lo Stato deve sostenere queste operazioni i cui costi non possono ricadere sulle vittime di questo disastro”.
“Se non verrà attuato un piano di interventi serio ed efficace, purtroppo, a partire soprattutto dall’area definita infetta, entro pochi anni la produzione di olio di oliva in Salento prima, e nel resto della Puglia poi, è destinata ad azzerarsi e a scomparire completamente, con conseguenze nefaste per migliaia di famiglie”, ha concluso Sicolo.
Salvarico Malleone
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