Si fermano acciaierie e altiforni all’ex Ilva
La direzione dello stabilimento ex Ilva di Taranto ha incontrato stamattina i sindacati informandoli che la società Lize Italia è già all’opera per smontare i bruciatori degli altiforni.
Lo si apprende da fonti sindacali.
È il passo che porta allo spegnimento degli impianti dopo la fase di preriscaldo senza alcuna produzione che è durata un paio di settimane.
Ma è anche l’evoluzione della situazione dopo la sentenza della Corte di Cassazione che, respingendo i ricorsi di Ilva e di Acciaierie d’Italia, di fatto ha confermato il decreto della Corte d’Appelli di Milano che impone la fermata dell’area a caldo.
Con 60 pagine di sentenza, la Corte di Cassazione, il 29 ottobre scorso, ha posto definitivamente fine all’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto.
Si sono così chiusi 60 anni di storia industriale. Sono stati infatti rigettati i ricorsi presentati da Ilva e da Acciaierie d’Italia contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la fermata di cokerie, altiforni e acciaierie – questi impianti costituiscono l’area a caldo – e resta quindi in vigore il decreto della Corte d’Appello di Milano che tale fermata ha disposto il 27 luglio.
“L’art. 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea stabilisce che nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche e attività dell’Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana”, ha scritto la Cassazione.
“Martedì 10 mercoledì 11 e giovedì 12 novembre terremo le assemblee con tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori per fare il punto sulla vertenza, aggiornare sugli ultimi sviluppi e discutere insieme le prospettive future.
I lavoratori di AdI in A.S., di Ilva in A.S. e dell’appalto non chiedono soltanto ammortizzatori sociali, ma rivendicano il diritto di tornare a un lavoro sicuro, rispettoso della salute e dell’ambiente”.
Lo dicono i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb, per i quali “la dignità del lavoro non è negoziabile. Il futuro di migliaia di lavoratori e di un intero territorio non può essere lasciato nell’incertezza”.
“Siamo in attesa di conoscere l’esito delle offerte vincolanti, previste per l’8 novembre, che saranno decisive per valutare i piani industriali dei soggetti che, ad oggi, hanno manifestato interesse per l’acquisizione del gruppo Acciaierie d’Italia in AS” dicono le sigle, evidenziando che si segnala “un disinteressamento da parte della cordata italiana, con cui il governo deve fare i conti garantendo un intervento pubblico per gestire la difficile fase di transizione ecologica e sociale”.
“Le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali rappresentano il risultato di un percorso sindacale costruito in questi mesi con determinazione e responsabilità. Sono, soprattutto, il frutto della mobilitazione dei lavoratori che, attraverso la partecipazione e la lotta, hanno richiamato l’attenzione delle istituzioni e del Governo, riaprendo uno spazio di confronto su questioni che non possono più essere rinviate”.
“Il documento sottoscritto dalle organizzazioni sindacali durante l’incontro del 27 ottobre, presso Palazzo Chigi, ottenuto grazie alle mobilitazioni dei lavoratori, rappresenta un primo risultato” affermano i sindacati.
Arnaud Daniels


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