Oltre 300mila occupati in più in un anno
A luglio il mercato del lavoro italiano conferma una fase di sostanziale stabilità.
Secondo i dati diffusi da ISTAT, gli occupati sono 24 milioni e 370mila, appena 2mila in più rispetto a giugno ma 307mila in più rispetto a luglio 2025 (+1,3%).
Il tasso di occupazione resta al 63,2%, invariato nel mese e in crescita di 0,8 punti su base annua.
Dopo il forte aumento registrato ad aprile, l’occupazione sembra essersi assestata su un nuovo livello: dai 24,362 milioni di aprile si passa a 24,360 milioni a maggio, 24,367 a giugno e 24,370 a luglio.
«Più che una nuova fase di crescita, i dati di luglio sembrano indicare un consolidamento dei livelli occupazionali raggiunti negli ultimi mesi», commenta Francesco Seghezzi, Presidente di ADAPT.
«Il dato mensile è sostanzialmente fermo, ma il confronto annuale resta positivo, con oltre 300mila occupati in più. È soprattutto la composizione di questa crescita a fornire indicazioni interessanti».
Sul fronte della disoccupazione, dopo il forte aumento di giugno, a luglio le persone in cerca di lavoro diminuiscono di 17mila unità.
Il tasso di disoccupazione scende dal 5,9% al 5,8%, mentre quello giovanile sale ancora, dal 18,7% al 18,9%.
Rispetto a un anno prima i disoccupati sono soltanto 14mila in meno, segnalando un rallentamento della diminuzione osservata nella prima parte dell’anno.
Più positivo il dato sulla partecipazione. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono di 17mila unità nel mese e di 307mila rispetto a luglio 2025.
Il tasso di inattività si attesta al 32,8%, 0,7 punti in meno su base annua.
Nel trimestre maggio-luglio gli inattivi sono diminuiti complessivamente di 144mila unità, mentre sono aumentati sia gli occupati sia le persone in cerca di lavoro.
Particolarmente significativa è la dinamica delle diverse tipologie di occupazione.
Nel mese i dipendenti permanenti aumentano di 53mila unità e gli autonomi di 13mila, mentre i dipendenti a termine diminuiscono di 64mila.
La tendenza è ancora più evidente su base annua: +303mila dipendenti permanenti (+1,9%), +85mila autonomi (+1,6%) e -82mila lavoratori a termine (-3,2%).
«Continua una ricomposizione dell’occupazione diversa da quella osservata per molti anni, quando la crescita era associata soprattutto all’espansione del lavoro temporaneo», sottolinea Seghezzi.
«Oggi l’aumento su base annua è trainato soprattutto dal lavoro permanente. A questo si accompagna un altro segnale importante: la diminuzione dell’inattività, che indica una maggiore partecipazione al mercato del lavoro».
Persistono tuttavia differenze significative per genere ed età. A luglio gli uomini occupati aumentano di 19mila unità, mentre le donne diminuiscono di 17mila.
Su base annua la crescita riguarda entrambi, con 145mila uomini e 162mila donne occupate in più.
Il tasso di occupazione femminile raggiunge il 54,5%, in aumento di 0,9 punti in un anno, contro una crescita di 0,6 punti per gli uomini.
Sul fronte generazionale, nel mese crescono soprattutto i 35-49enni (+41mila), mentre diminuiscono i 15-24enni (-22mila), i 25-34enni (-11mila) e, in misura più contenuta, gli over 50 (-6mila).
Particolarmente debole resta la condizione dei giovanissimi: tra i 15 e i 24 anni il tasso di occupazione scende al 17,1%, quello di inattività sale al 78,9% e quello di disoccupazione raggiunge il 18,9%.
Nel confronto annuale, invece, la crescita continua a essere fortemente concentrata nelle fasce più mature: gli over 50 aumentano di 364mila occupati e i 25-34enni di 77mila, mentre diminuiscono i 15-24enni (-55mila) e i 35-49enni (-78mila).
Il dato risente però delle trasformazioni demografiche: depurando la variazione dalla riduzione della popolazione, tra i 35-49enni l’occupazione cresce dell’1,1%, mentre tra i 50-64enni aumenta comunque del 2,3%.
«Il mercato del lavoro italiano continua quindi a tenere, con livelli occupazionali elevati, una crescita annuale significativa e una maggiore presenza del lavoro permanente», conclude Seghezzi.
«Restano però due squilibri strutturali sui quali è necessario mantenere l’attenzione: la persistente debolezza dei giovanissimi e il peso crescente delle classi di età più mature. Leggere i dati occupazionali senza tenere conto delle trasformazioni demografiche rischia ormai di restituire un’immagine solo parziale del mercato del lavoro italiano».
Niccolò Rejetti


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