Il turismo straniero in Italia porta oltre 56 miliardi
La spesa degli stranieri in Italia vola a oltre 56 miliardi.
Questo è quanto emerge dalle stime messe a punto da Cst-Centro studi turistici di Firenze per Confesercenti su dati di Banca d’Italia.
Nel 2025 la spesa è cresciuta del +4,6% rispetto al 2024, con la previsione di un aumento del +3,9% anche quest’anno.
Quasi il 56% della spesa, però, è concentrato in sole quattro regioni: Lazio, Lombardia, Veneto e Toscana.
“Il turismo è un motore insostituibile – afferma il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi – la sfida non sarà solo intercettare i grandi flussi globali ma ampliarne permanenza, stagionalità e diffusione sul territorio”.
Il turismo estero continua a spingere i consumi.
Nel 2025, la spesa totale dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese è stata di poco più di 56,7 miliardi, 2,5 miliardi in più rispetto al 2024 (+4,6%).
Una crescita che dovrebbe continuare, con una variazione attesa per il 2026 del +3,9% sull’anno, raggiungendo i 58,9 miliardi (+2,2 miliardi)”.
La quota principale di spesa dei turisti stranieri è stata destinata “all’ospitalità (45,2%), seguita dalla ristorazione (23%) e dagli acquisti di beni presso la rete commerciale (15,2%).
Il resto della spesa è stato destinato al trasporto interno (9,5%) e agli altri servizi (7,2%)”.
Nel 2025 rispetto al 2024 il turismo internazionale ha generato 2.510 milioni di euro in più (+4,6%).
Tuttavia, “la crescita non si è distribuita in modo uniforme ma è stata trainata quasi interamente da alloggio (+1.101 milioni di euro, +4,5%) e ristorazione (+955 milioni di euro, +7,9%), spinta dal crescente interesse nella tradizione gastronomica italiana.
Gli acquisti di beni nei negozi hanno registrato invece una crescita contenuta (+164 milioni di euro, +1,9%), mentre calano le spese per il trasporto interno, unica voce in rosso, che perde 261 milioni di euro (-4,6%) rispetto al 2024.
Pur rappresentando una quota minore in termini assoluti (+551 milioni di €), la categoria altri servizi ha registrato la crescita percentuale più alta in assoluto (+15,7%)”.
In questa voce – viene spiegato – convergono “le visite guidate, escursioni, ingressi ai musei, concerti, esperienze personalizzate e servizi di benessere, a dimostrazione di una domanda estera sempre più orientata al ‘turismo d’esperienza’”.
La classifica delle Regioni per spesa turistica vede nelle prime quattro posizioni per spesa, con quasi il 56% dei consumi dei visitatori stranieri, il Lazio (10,2 miliardi, il 18,1%), la Lombardia (9,9 miliardi circa, il 17,6%), il Veneto (6,3 miliardi, pari all’11,1%) e la Toscana (5,3 miliardi, per il 9,4%).
Tra le altre regioni emergono la Campania con 3.390 milioni (6,0% del totale) e il Trentino-Alto Adige con 3.069 milioni (5,4% del totale).
Le regioni con il minor impatto di spesa da parte di viaggiatori stranieri sono invece la Basilicata (60 milioni) e il Molise (37 milioni).
De prima intenzione, il Friuli-Venezia Giulia mostra una struttura di spesa unica nel suo genere, dove i turisti stranieri spendono più per lo shopping (36,5%) che per l’alloggio (27,2%).
In Trentino-Alto Adige si registra invece la percentuale più alta d’Italia dedicata all’alloggio, che assorbe ben il 54,1% del budget totale dei viaggiatori nella regione.
I dati relativi alle sole vacanze (esclusi tutti gli altri motivi del viaggio come il business) – rileva Confesercenti – sono intorno ai 38 miliardi sui 56,7 miliardi complessivi, ed evidenziano come i diversi prodotti turistici originino economie e comportamenti differenti.
Il turismo culturale e nelle città d’arte è il motore trainante della domanda straniera: genera 21.639 milioni, cioè il 56,8% di tutta la spesa per vacanze in Italia.
La vacanza al mare è al secondo posto con 8.232 milioni (21,6% del totale vacanze).
La vacanza in montagna genera invece 3.588 milioni (9,4%).
“Il turismo internazionale si conferma un motore economico insostituibile per il nostro Paese – dichiara Gronchi – non basta però intercettare la domanda: bisogna governarla.
Con quasi il 56% della spesa concentrato in quattro regioni, stiamo chiedendo a poche mete di sostenere da sole il peso di flussi che potrebbero, e dovrebbero, essere distribuiti su tutto il Paese.
Un problema doppio: da una parte il rischio di sovraffollamento e perdita di vivibilità nelle mete più visibili; dall’altra territori con un enorme potenziale turistico, enogastronomico e culturale che restano ai margini della crescita.
Per questo chiediamo alle istituzioni, a partire dall’esecutivo, di mettere il turismo sul territorio al centro dell’agenda: una regia nazionale che coordini Regioni e Comuni, strumenti di destagionalizzazione dei flussi, investimenti infrastrutturali verso le aree interne e minori, e incentivi mirati alle imprese che scelgono di investire fuori dalle rotte più battute”.
Guglielmo d’Agulto


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