Il 46% delle risorse idriche nazionali si disperdono
In Italia “oggi esistono troppi operatori” nel settore dell’acqua e la loro “dimensione media è troppo piccola”.
“Deve avvenire un percorso di crescita dimensionale dei singoli operatori, bisogna arrivare a medie e grandi dimensioni, perché sono gli unici che possono garantire investimenti e management” necessari al settore.
Lo afferma l’amministratore delegato di Acea, Fabrizio Palermo, parlando del futuro dell’azienda al Festival dell’economia di Trento.

Nel futuro sarà necessario un “percorso di aggregazione” che “sta avvenendo anche a livello globale” perché “per fare certi investimenti la dimensione è importante”, ribadisce l’ad.
Investimenti indispensabili per modernizzare le infrastrutture, che arrivano ad avere anche 90 anni.
“Un lavoro fatto da chi ci ha preceduto, investendo somme importanti” ma poi “come spesso accade l’interesse è stato indirizzato verso altri temi e queste infrastrutture sono state molto trascurate”.
Oggi l’infrastruttura sta andando verso “un normale decadimento” e, di conseguenza, “iniziamo a pagare il conto”, sottolinea Palermo.
“Paesi come l’Italia soffrono di una perdita molto consistente, che si aggira intorno al 46%”.
Quindi “circa la metà dell’acqua che parte dalla sorgente non arriva a destinazione.
È un problema di trasporto, i tubi vanno sostituiti, servono investimenti”.
Il tema delle infrastrutture è quindi “un fattore abilitante per lo sviluppo” del Paese.
“Senza è difficile creare sviluppo per le aziende; quindi garantire la continuità è un fattore fondamentale di sviluppo e sicurezza. Oggi quello che sta accadendo a livello mondiale porta a delle riflessioni”.
Claudia Treves


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