Le turbolenze proseguono nel mondo della moda
Il mondo della moda sta globalmente vivendo un momento di turbolenza che si traduce, inevitabilmente, sulla tenuta della sua forza lavoro.
E l’Italia non fa eccezione, con una stagione di licenziamenti e ridimensionamenti di aziende del settore impegnate in una fase di ripensamento delle proprie risorse.
L’ultimo caso agli onori della cronaca è quello di Blufin, società che produce il marchio Blumarine e che nel corso di quest’anno cesserà l’attività produttiva.
Le voci circolavano già da tempo ma oggi la stampa, in particolare Il Resto del Carlino, sembra averne avuto conferma: sarebbe prevista una cassa integrazione straordinaria per i venti dipendenti rimasti, in seguito agli esodi su base volontaria iniziati la scorsa primavera.
Per il momento, tuttavia, vige il riserbo sia da parte dell’azienda sia da parte delle sigle sindacali coinvolte.
La decisione si inquadra all’interno della cessione di ramo d’azienda relativa ai negozi e agli outlet store di Blufin, che sono stati trasferiti alla holding di Marchi, Exelite. Marco Marchi, fondatore e titolare della Liu Jo aveva acquisito Blufin a novembre e la cessione sarebbe effettiva dai primi di gennaio di quest’anno, comportando l’inserimento di tutti i dipendenti dei punti vendita all’interno dell’organico di Exelite, ad eccezione dunque dell’attività produttiva.
Restando sempre in Emilia-Romagna, nei giorni scorsi si è riacceso il caso di Aeffe. “Il diavolo veste Aeffe”: recita così il volantino diffuso nel fine settimana da Cgil Rimini e Filctem Cigl in merito alla crisi che sta attraversando il gruppo di Alberta Ferretti.
Avviate alla fine dell’anno le procedure che prevedono il taglio di 221 dipendenti su un totale di 540 e che starebbero già concretizzandosi nelle prime lettere di licenziamento.
“L’azienda, nonostante i ripetuti inviti del ministero – si legge nella nota delle parti sociali – non ha aderito alla richiesta unitaria dei sindacati di prorogare gli ammortizzatori. Ciò avrebbe permesso di arrivare all’incontro del Mimit forse con un piano industriale e con una situazione tale da contemperare le esigenze organizzative e produttive e attenuare l’impatto sociale del numero degli esuberi”.
Sul tavolo la richiesta di incontro urgente con le Regione Emilia Romagna e Lombardia per tavoli di crisi e l’attivazione di iniziative “volte a tenere viva una vertenza che è anche il simbolo non solo di una crisi aziendale ma anche di un settore e di un modo di fare impresa che sa gestire il successo e i suoi proventi ma non i propri insuccessi, scaricandoli banalmente e inesorabilmente su lavoratrici e lavoratori”.
Sarebbero comunque in atto interlocuzioni in atto ed è previsto un tavolo al Mimit il prossimo 21 gennaio.
Si tratta solo degli ultimi casi di ‘ridimensionamento aziendale’ in Italia degli ultimi mesi.
Lo scorso ottobre, era stato Dsquared2 ad annunciare il licenziamento di circa 40 dipendenti, nell’ambito di una “riorganizzazione strategica” delle proprie sedi a livello globale.
A Milano, in particolare, il processo ha seguito una procedura di licenziamento collettivo, “condotta nel pieno rispetto di tutte le normative vigenti” e il cui completamento è previsto proprio per la prima parte del 2026.
Anche in questo caso, l’azienda ha parlato di “sfide profonde e complesse” che interessano il settore in tutto il mondo, per spiegare le ragioni dietro a una scelta così complessa.
Con il fiato sospeso i dipendenti di Woolrich, brand recentemente entrato nell’orbita di BasicNet.
Poco prima di Natale – dopo un primo confronto con BasicNet – (il cui portafogli include anche Kappa, Robe di Kappa, K-Way, Superga, Sebago e Briko), la nuova proprietà riconducibile alla famiglia Boglione, aveva confermato la decisione unilaterale di spostare 139 lavoratrici e lavoratori di Woolrich a Torino, “ignorando l’appello e la forte contrarietà di sindacati, istituzioni locali e dipendenti”, avevano sottolineato le sigle sindacali, sottolineando come la decisione era stata motivata dall’azienda “dall’andamento economico di Woolrich, che registrerebbe una flessione del 30%”.
Proprio nel giorno di apertura di Pitti Uomo una cinquantina lavoratrici e lavoratori Woolrich, arrivati in pullman da Bologna, hanno organizzato un presidio nel giorno in cui l’azienda ha presentato il nuovo piano per il marchio.
Per il momento, comunque, il trasferimento dei dipendenti coinvolti è stato sospeso, in attesa di un nuovo confronto il prossimo 30 gennaio.
E di ridimensionamento si parla anche in Missoni.
Secondo quanto risulta a Pambiaconews si tratta per ora di una serie di esuberi che coinvolgono la parte di comunicazione, da sempre gestita internamente e che sarebbe ora gestita esternamente.
Claudia Treves


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